I Dervisci danzanti

I Dervisci, le faccie coperte da una barba, sotto lo sguardo dello Sceicco accovacciato, incominciano la loro danza girando tre volte nella sala. Dopo il terzo giro, lo Sceicco si alza ed i Dervisci si tolgono la lunga cappa nera ( CŸbbe ) restando in una tunica bianca come un sudario che simbolizza la sfera spirituale del divino, vanno al suo cospetto, lo salutano con un cenno della testa, gli baciano la mano e chiedono il permesso di poter iniziare la danza, incominciando a roteare su sè stessi a braccia congiunte sul petto, poi aprendole; la mano destra aperta verso il cielo, come la coppa del cuore che raccoglie la grazia divina, la mano sinistra aperta verso terra, è la sorgente di vita che comunica il divino influsso al mondo di noi poveri mortali, un ponte tra cielo e terra.

Lo sguardo rivolto al cuore; il cerchio dell`ampia gonna che roteando è la sfera del cosmo che si avvolge all`infinito intorno al centro dell`universo, un copricapo che simbolizza la lapide dei paesi musulmani, in qui il novizio pone sulle sue passioni mortali...danza, facendo attenzione a non oltrepassare la metà della sala fissata dallo sceicco accocacciato, questa linea simbolizza l`Equatore. Lo scopo della danza e generare uno stato di estasi e accellerare il contatto tra la mente del Sufi e la Mente Cosmica di cui egli si considera parte.

I Sufi, comunità mistica dell`Islam,- questo nome deriva dal termine arabo Suf, che significa lana, il tessuto degli abiti portati da asceti famosi per la loro austerità -, diventarono degli esempi spirituali e dai loro insegnamenti nacquero le differenti Tariqat, che in arabo significa le voci, la via; ciascuna di queste Tariqat, sviluppò forme particolari di costumi e di espressione; infatti ci sono molte comunità con tuniche diverse, con diversi ranghi, regole precise, rituali. Uno dei più grandi ed importanti rappresentanti del sufismo fu Mevlana Djellaleddim Rumi, che visse a Konya ( Anatolia - Turchia ) nel 13.secolo.

Il Tariqat ispirato al suo insegnamento influì sulla civiltà musulmana; la così detta Mevlania, si propagò in tutto il territorio dell`Impero Ottomano arrivando a formare fino a 110 centri culturali detti Tekke (conventi) riunendo discepoli chiamati Dervisci ( poverelli-umili ). Mevlana auspica un mondo senza libri e maestri, dove l`uomo possa raggiungere la verità in maniera semplice, guardando dentro di sè. Durante il periodo ottomano, la musica, la poesia, la calligrafia furono le forme di espressione più privilegiate dai Dervisci Mevlevi, dove oltre a uomini di Stato, anche i Sultani ne furono i suoi discepoli. In tutto il mondo musulmano le Tekkes divennero un punto di ritrovo per intellettuali ed artisti, che spontaneamente e senza formalità si riunivano.

Si dice che la tradizione del cerimoniale del Sema estatico ( audizione ), cioè la danza di roteare su sè stessi, fu dovuta ad un caso: infatti Mevlana, durante una passeggiata nei vicoli di Konya, sentì un tintinnio di un orefice che stava lavorando l`oro; per Mevlana questo rumore evocava il nome di Allah e ne fu talmente colpito che si mise a danzare roteando su sè stesso. Fu da quel momento che lui ed i suoi discepoli danzarono per giorni interi...

Attraverso la traduzione delle sue opere, l`influenza di Mevlana si è potuta trasmettere fino ai nostri giorni, ed è come una sorgente di ispirazione e riflessione per artisti e filosofi.

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